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Pari e Uguali aps
Associazione di promozione sociale per diffondere una cultura di paritą
 


N° 006/2019  
FONTE: Libero GIORNO E DATA: 12 febbraio 2018
PAGINA: pag. 25 AUTORE: Bruna Magi

 

 

 

 

LA DONNA DEI MILLE

 

La storia dimenticata dell’unica garibaldina

 Il libro su Rosalia, l’umile sartina che sposò Crispi, combatté con coraggio e curò i feriti della spedizione. Ma poi fu tradita

 

 

La rivalutazione delle figure femminili della storia (e pure quelle letterarie), secondo i cliché del politicamente corretto è diventata una vera e propria mania. Alto gradimento anche per le eroine dimenticate, una in particolare fa ipotizzare che sia scoppiato il fenomeno della “garibaldinite”. Fatto sta che qualche mese fa uscì per Sellerio qualche mese La ragazza di Marsiglia di Maria Attanasio, poetessa siciliana, di Caltagirone, che di conseguenza conosceva bene l’argomento. Qui si narra la vita dell’unica donna, Rosalia Montmasson, sbarcata sul suolo siciliano al seguito di Garibaldi, sempre accantonata, si afferma dal “punto di vista maschile”, cosa non del tutto vera, perché già citata da Guido Oddo, medico al seguito della spedizione nel suo diario I mille di Marsala. E soprattutto inserita al posto giusto nell’album fotografico dei partecipanti alla spedizione, collocato nel Museo del Risorgimento di Fidenza: è la numero 338.
Come dicevamo, dopo il volume della Attanasio, arriva in libreria dal 12 febbraio, quello di Marco Ferrara, L’angelo dei Mille (Mondadori). Storico di valore (già coautore con il mitico Arrigo Petacco di Ho sparato a Garibaldi e Caporetto) contrappose tutta la sua inattuabile solidarietà di ricercatore al fuoco della collega isolana, in un duello ideale. La Montmasson fu di certo una intrepida, bruna, seducente e focosa che seppe andare oltre le sue origini popolane: se fosse stata colta (purtroppo era ignorante, ma compensava con l’abile eloquio) probabilmente avrebbe dato del filo da torcere alla Contessa di Castiglione, superandola nell’arte degli intrighi intessuti alla corte di Napoleone III al fine di fare dell’Italia uno Stato.


L’INCONTRO GALEOTTO
Nata in Alta Savoia, aveva lasciato la famiglia per ragioni di sopravvivenza economica, finendo per approdare a Marsiglia, dove faceva la sarta, la stiratrice e la lavandaia, anzi fu così brava da allestire una sorta di piccola impresa nel settore. Marsiglia già all’epoca era crocevia di passaggio per carbonari e aspiranti patrioti, anche candidati al martirio.
Qui Rosalia incontrò Francesco Crispi, giovanotto siciliano (detto Ciccio), avvocato, ardente negli ideali di indipendenza e nella passione per le belle donne: non solo sarebbe diventato suo marito e l’ideatore della spedizione dei Mille, ma anche quattro volte Presidente del Consiglio, ministro dell’Interno e degli Esteri nel governo dell’unità d’Italia. Si misero insieme, vissero a Torino e a Londra, dove lei divenne “corriere” dei messaggi che Giuseppe Mazzini inviava ai patrioti, istruzioni (anche sugli attentati) e finanziamenti ovunque fossero nascosti.
Nessun gendarme si sognava di guardare che cosa portasse nei suoi cesti quella bella popolana. Era innamorata pazza, Rosalia, e non sospettava affatto le molteplici frequentazioni del suo Ciccio. Il quale era già stato sposato a vent’anni, ma aveva perso la giovanissima moglie e due figli piccoli. E Rosalia non aveva saputo dell’esistenza in Sicilia di un’altra compagna fissa, Felicita Vella, sino a quando non era arrivata a sorpresa, con il figlioletto Tommaso, nella loro casa di Torino.


LE DOCCE FREDDE
Sceneggiata tremenda condivisa da tutto il vicinato, ma il bello sarebbe venuto dopo. Così negli anni a seguire la battaglia di Calatafimi, dove Rosalia imbracciò eroicamente il fucile, ma fu anche la sola assistente per i feriti, tanto da essere battezzata “l’angelo dei Mille”, ragioni per cui sarebbe stata elogiata pubblicamente da Garibaldi a Napoli.
E quando avrebbe dovuto godere il meritato trionfo, nelle vesti di moglie del premier, arrivò la sequenza di docce fredde. Primo: il ministro e avvocato Francesco “Ciccio” mise incinta una cliente, nel corso di un incontro occasionale. Secondo si invaghì di una bellissima nobile leccese, Lina Barbagallo, più giovane di vent’anni. Sia pur eroina, la moglie di origine grezze non gli bastava più. Notevole intrallazzatore, Francesco Crispi si avvalse della collaborazione di discutibili magistrati e riuscì a far invalidare il matrimonio con Rosalia. Inutile per lei il sostegno morale della regina Margherita. E l’ex indomita combattente ne uscì mezzo pazza. Eppure avrebbe dovuto aspettarselo, lo sapevano tutti di che pasta erano fatti i “garibaldini”, a cominciare dal loro generale. Pensate che Alain Delon-Tancredi faccia da schiaffi nel Gattopardo: anche lui, come Crispi, buttò la camicia rossa per diventare monarchico. Tanto che il termine ha ancora oggi il significato di mascalzoncello.

 

 

 

 

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