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Pari e Uguali aps
Associazione di promozione sociale per diffondere una cultura di paritą
 


N° 012/2019  
FONTE: Focus GIORNO E DATA: settembre 2018
PAGINA: da pag. 67 a pag. 70 AUTORE: Chiara Palmerini

 

 

 

SESSO teen

 

Come gli adolescenti vivono la sessualità

 

Giovani, a volte giovanissimi: il primo approccio col sesso, secondo i dati emersi nelle ricerche condotte in tutta Europa, avviene intorno ai 16-17 anni, senza differenza tra maschi e femmine. E per alcuni ragazzi (circa il 20%) addirittura verso i 14 anni. Ma come vivono la loro sessualità? C’è differenza con le esperienze vissute dai loro genitori? È vero che si incontrano online, scambiandosi anche messaggi erotici? E come gestiscono il rapporto amore e sesso?
DISINTERESSATI?
In realtà, come gli adolescenti italiani e la generazione che li ha preceduti (i nati negli anni Novanta), si confrontino con la loro sessualità, rimane un po’ un mistero: manca un’indagine completa che li analizzi sotto ogni punto di vista.
I dati in questo campo insomma sono scarsi, frammentati, e spesso da prendere con le molle, perché non è detto che le risposte ai sondaggi e alle ricerche siano sincere, in una sfera tanto delicata.
Per scoprire qualcosa in più sul sesso e i giovani bisogna esaminare le ricerche più approfondite a disposizione, che però riguardano il mondo anglosassone e i ragazzi più “grandi” (teen agers esclusi quindi). Una recente indagine inglese li dipinge come più esitanti verso il sesso, tanto che aspetterebbero di più per concedersi la prima volta (dati dal Next Steps Project, studio curato dallo University College di Londra). E tra i Millennials americani, secondo una ricerca condotta da Jean Twenge, del dipartimento di psicologia alla San Diego State University, la percentuale di coloro che dichiara di non avere un partner sessuale è più che doppia rispetto alla generazione dei genitori nati negli anni Sessanta: 15 per cento contro 6 per cento. Guardando però il dato dalla prospettiva opposta, a essere sessualmente attivo alle soglie dell’età adulta (intorno ai 20 anni), quando magari non si ha ancora una relazione stabile, è l’85% dei giovani Usa: non sembra certo l’immagine di una generazione poco interessata al sesso, anche se così è stata talvolta presentata.
L’ILLUSIONE DEL SAPERE
Il campo è minato e, ammesso che lo studio tragga conclusioni valide per altri Paesi, non risulta che lo stesso sia vero per gli italiani. «Quella dei giovani meno interessati al sesso è una bufala che emerge ogni tanto, ma questa affermazione non è fondata su alcun dato certo», dice Emmanuele Jannini, docente di sessuologia medica dell’Università di Roma Tor Vergata. I risultati di questa analisi, di solito, vengono attribuiti al dilagare della tecnologia, che scoraggiando sempre più le occasioni di contatto fisico farebbe perdere interesse per il sesso reale. Ma è molto difficile dimostrare che sia davvero così. In fondo i giovanissimi hanno molte più occasioni di incontrarsi “faccia a faccia” della popolazione media se si pensa che vanno a scuola, fanno sport, escono La sera. Tutti momenti di interazione tra coetanei.
Una cosa è certa però: rispetto a vent’anni fa, c’è stata una sorta di “normalizzazione” del sesso, dicono psicologi, sessuologi, antropologi che hanno a che fare con il mondo giovanile. Se ne parla molto di più, anche in famiglia. E i giovani sembrano sapere già tutto.. «Ciò non significa che siano più consapevoli o competenti», osserva Emanuela Confalonieri, docente di psicologia dell’educazione e dello sviluppo all’Università Cattolica di Milano. Da alcune ricerche svolte con gruppi di adolescenti emerge una fatica maggiore di un tempo a tenere insieme la dimensione sessuale e quella affettiva. «Scindono l’aspetto tecnico della sessualità da quello amoroso. Iniziano magari relazioni in cui non si sentono a loro agio, ma sono inconsapevoli delle scelte, spesso incapaci di dire no. Più sono giovani, più capita». Svincolare l’esperienza sessuale dall’amore, comunque, non è detto sia male. «L’adolescenza è uno spazio di sperimentazione su tutto, quindi anche nel sesso», dice Nicoletta Landi, antropologa che fa ricerca sui comportamenti sessuali giovanili e autrice de Il piacere non è nel programma di scienze (Melteni editore).
«Problemi nascono solo quando vengono a mancare l’ascolto e il rispetto dell’altro».
Fenomeno che sembra esistere, in modo preoccupante, anche tra i ragazzi. Da un’indagine realizzata nel 2012 da Eurispes e Telefono azzurro risulta che anche tra i giovanissimi la violenza verbale è piuttosto diffusa: un intervistato su tre riporta che il fidanzato o la fidanzata gli si è rivolto urlando; uno su cinque dice di aver ricevuto insulti. Uno su venti è addirittura stato minacciato di botte.
L’AMORE AI TEMPI DI WHAT’S UP
Anche la pornografia, in un certo senso, ormai è “normalizzata”: molto facilmente disponibile, usata da tanti, anche se rimane un fenomeno più che altro maschile. Quasi la metà dei ragazzi italiani tra 12 e 18 anni dichiara di conoscere almeno un coetaneo che ne fa uso (per evitare risposte non sincere non viene fatta in questi casi la domanda diretta. “Per curiosità, per divertimento, per trasgressione”, sono le motivazioni principali per cui i ragazzi credono che i contenuti porno vengano guardati. «Quello del consumo di pornografia è però un terreno scivoloso», afferma Landi. «Di solito l’argomento viene utilizzato contro i ragazzi, per dire che oggi non hanno valori, senso della moralità. In realtà a renderla rischiosa è il fatto che, soprattutto nei più giovani, che non hanno ancora avuto esperienze dirette, può insegnare modelli di sessualità un po’ troppo rigidi». Per esempio che il maschio deve far durare a lungo il rapporto e che la donna deve sempre provare piacere.
I contenuti sessuali più o meno espliciti viaggiano anche attraverso i messaggini: è il cosiddetto “sexting”. La percentuale dei teen agers italiani che affermano di aver ricevuto sms o video a sfondo sessuale era di 1 su 4 già alcuni anni fa (Indagine Eurispes-Telefono azzurro) e il 90 per cento dice di non averne mai parlato con i genitori. Le reazioni dei ragazzi, però non sono scandalizzate: al 60 per cento ha fatto piacere o ha strappato una risata. Solo una minoranza si è dichiarata infastidita o imbarazzata.
Poi ci sono le app per incontri, che ormai si rivolgono anche al mondo degli adolescenti. Quanto influiscono davvero nel far nascere relazioni? Sono fenomeni che cambiano rapidamente. Se nelle indagini di
4 o 5 anni fa era una minoranza a utilizzarle, i numeri sembrano in aumento. Le più popolari sono Yellowo MyLOL, che prevedono la possibilità di scegliersi sulla base della foto. Del resto è in crescita anche il numero di coloro che affermano di essersi conosciuti in maniera “virtuale” (soprattutto sui social) e di aver poi proseguito la relazione nel mondo reale.
«Sexting e dating online sono stili di comportamento che esistono, ma comunque non sono la norma. Per un ragazzo medio di una media città italiana, il corteggiamento segue ancora le dinamiche tradizionali», sottolinea ancora Jannini. Anzi.
Dopo le lettere del passato remoto, e l’analfabetismo del passato prossimo, insomma, oggi si assiste secondo il sessuologo addirittura a un recupero della parola scritta come strumento di seduzione. Ai tempi di WhatsApp, si torna a cercare di far colpo dimostrandosi brillanti con le battute e i ragionamenti.
LE STESSE DOMANDE
Dalle esperienze da chi è a contatto con i ragazzi, inoltre, emerge che nonostante i mezzi siano cambiati, i dubbi e le domande dei giovanissimi sul sesso sono un po’ sempre gli stessi. «Alle scuole medie chiedono delucidazioni sul corpo che cambia, sulla masturbazione… I maschi insistono sulla pornografia, le femmine sulla verginità. Alle superiori fanno domande più pratiche: vogliono sapere quanto deve essere lungo il pene per essere normale, si informano sui dettagli della prima volta. Raramente chiedono di malattie o infezioni. Probabilmente perché non vogliono pensare a questi aspetti», racconta Landi, che collabora con il consultorio Spazio Giovani di Bologna e conduce attività di educazione nelle scuole.
È quello che emerge anche da un’indagine promossa alcuni anni fa dall’Istituto superiore di sanità sui ragazzi di seconda e terza media in varie regioni italiane: la maggioranza ha sentito parlare di Aids, ma molti non sanno dove si comprano i preservativi o (il 20 per cento) crede sia necessaria la ricetta del medico. Questa indagine però è stata condotta su ragazzi molto giovani, al Massimo
quattordicenni. Salendo con l’età, tra i 15 e i 18 anni solo il 22% non ha mai parlato con nessuno di contraccezione o di malattie sessuali. Ed è a questo punto che, semmai superata la fase dell’adolescenza, qualche problema nel rapporto col sesso emerge.
MASCHI INADEGUATI
«Negli ultimi anni ho notato un aumento delle richieste di aiuto da parte di giovani uomini e donne», dice Roberta Rossi, psicoterapeuta e presidente dell’Istituto di sessuologia clinica di Roma. «C’è una quota di maschi che si sentono inadeguati, non esperti come il diktat culturale li vorrebbe, che hanno fobie perfino a farsi toccare. Mentre molte ragazze si sentono indietro rispetto all’amica che si racconta come
“disinibita». Anche in questo caso, però, a parte alcuni studi che parlano di un aumento delle disfunzioni sessuali tra i giovani, non esistono dati affidabili che confermino l’impressione.
«Trae in inganno il fatto che la sessualità sia ritenuta la cosa più naturale del mondo», continua Rossi. «In realtà, di naturale c’è solo il motore, la spinta verso il sesso. I comportamenti sono sempre frutto di apprendimento». A fare da insegnante, però, spesso non c’è nessuno.

 

Adolescenti e sesso online
A un campione di adolescenti e di preadolescenti italiani (dai 12 ai 18 anni) è stato chiesto qual è il loro rapporto con la sessualità online, ovvero attraverso social, app e siti internet.
Ecco i dati emersi dalle risposte.
40% consce qualcuno che guarda abitualmente video pornografici in Rete. 15% conosce qualcuno che ha proseguito una relazione con un coetaneo/coetanea avviata sui social network.
07% conosce qualcuno che è iscritto a un’app o a un sito di incontri in Rete


 

Ti è mai capitato di parlare di contraccezione con qualcuno?
06% Non vorrei rispondere
18% Sì, spesso
35% No, mai
41% Sì, una o due volte

 

 

   

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