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Pari e Uguali aps
Associazione di promozione sociale per diffondere una cultura di parità
 


N° 003/2020  
FONTE: Libero GIORNO E DATA: giovedì 23 gennaio 2020
PAGINA: pag. 1 e 17 AUTORE: Francesco Specchia

                                          


Il termine “escort” indicava semplicemente una persona che accompagnava un’altra persona o persone, sia come guida sia come persona di altro sesso che accompagnava a un “party”, incontro, ecc. Oggi ha assunto un altro significato, indica una prostituta. In italiano non mancano i termini per indicare una prostituta, anzi ne abbondano, però, il nostro esterofilismo linguistico ci ha portato ad adottare questo termine inglese, comunque, la sostanza non cambia.
L’articolo che segue, parla di ben 70mila professioniste del sesso per un giro d’affari di 5 miliardi l’anno, media per ciascun’operatrice di oltre 71mila euro l’anno. Le professioniste indipendenti (50mila che non lavorano in strada), classificabili come “operatrici per servizio alla persona” hanno una media più alta d’incasso ed è esentasse.
Consideriamo le prostitute non semplicemente come “puttane” ma come persone e sicuramente ci sono tante motivazioni che hanno spinto queste donne a dedicarsi alla “professione”, chi l’ha fatto per guadagno, chi per pagare dei debiti, chi per convinzione, questo ragionamento potrebbe valere per le 50mila non in strada, ma chi pensa alle altre 20mila presenti sulla strada, di solito schiave, cosa si fa per liberarle da sfruttatori e sfruttatrici (esistono anche loro) un problema non indifferente la Convenzione di Istanbul, firmata anche dall’Italia e approvata in Parlamento, prevede prevenzione, per prevenzione intendiamo leggi e direttive molto belle sulla carta, ma non applicate in realtà.
Non credo che sia sufficiente elencare le buone intenzioni, come si fa, di solito in televisione, ci interessano i risultati ottenuti.
Se qualcuno possa darci maggiori informazioni, augurandoci positive, può contattarci alla seguente mail: info@parieuguali.it , è un argomento che ci interessa molto e ringraziamo per la vostra collaborazione.
Rodolfo Balena.

 

 

Un giro d’affari da 5 miliardi di euro
Sale del 12%, ma i papponi non guadagnano più

 

Il settore che tira: la prostituzione

 

Le escort sono 70mila: 50mila si propongono on line, 20mila sulla strada. E internet ha affossato la figura del pappone
 

Quando si dice che l’Italia – scusate il francesismo – sta andando a puttane, forse non è soltanto una battuta. Internet ha reso il numero delle prostitute autoctone – in media 70mila, con picchi di 120mila al mese – una rocciosa certezza anti-crisi, e ci sta sempre più trasformando in un popolo di poeti, santi e fornicatori a pagamento.
Mi ripeto sempre, romanticamente, che forse aveva ragione Indro Montanelli, quando, in Addio Wanda! Invocava la nostalgia delle case chiuse, delle vestaglie aperte, dei deliri di pizzo e broccato, degli sconti “studenti e militari” nei cosiddetti “postriboli sicura garanzia dei tre fondamentali puntelli italiani: la Fede, la Patria e la Famiglia”, lì insieme riunite sotto il tetto arabescato di un’unica istituzione. Il bordello, appunto. La legge del 1954, spezzò l’afflato romantico, strappò il mercato della prostituzione al controllo igienico e fiscale; e lo rese, per decenni, un far west in cui la parte illegale – il favoreggiamento e lo sfruttamento – superò penalmente quella legale, la marchetta in sé.
Spiazza un po’ a dirlo, ma in Italia se non c’è l’intermediazione del pappone ci si può liberamente prostituire a qualsiasi orario della giornata, e si può serenamente frequentare le escort (anche se ai miei tempi le Escort erano berline della Ford, dotate di robusta meccanica) senza l’assillo del codice penale. Poi è arrivato il mercato on line. E proprio attraverso l’uso del web e con la promozione fai-da-te, s’è via via disintermediato il business dei magnaccia; e le operatrici del sesso, recuperate allo squallore della strada oggi si mettono proprio direttamente da casa. Magie dello smart working: i sociologi parlerebbero di un “cambio di paradigma”; io registro che è uno dei rari casi in cui l’etica produce business. E che business: un mercato di oltre 5 miliardi di euro.
NUOVO MERCATO
Non è un caso che i nuovi, sorprendenti dati eonomico-sociali sulla prostituzione in Italia il patinatissimo Escort Advisor di Mike Morra, ossia il primo sito italiano di recensioni di Escort in Europa. È qui che si fotografa il nuovo mercato: in questo non-luogo del sesso smerciato, in questa sala d’attesa virtuale in cui ogni operatrice viene recensita, foto posate e della location comprese nelle sue variegate specializzazioni a colpi di stelline neanche fosse un hotel o un piatto della Guida Michelin. Se si parla di presenze medie di prostitute al mese nelle singole città italiane, Roma sta al primo posto, con 2095 contro le 1856 dell’anno scorso (+13%); poi ecco Milano, Torino, Napoli, Brescia, Bologna con rispettivamente 1959, 1093,1038, 854 presenze: +16%, +21%, +19%, +12%, 15%. Tra le prime dieci città solo Verona – al settimo posto – le lucciole divenute, di fatto, impresa individuale sono passate da 674 a 663 (-4%). All’ultimo posto Rieti, Crotone e Caltanisetta, (53, 50, 39). Su base nazionale l’aumento complessivo arriva al 12%.
Se, invece, si discute di prezzo per singola prestazione (il fisco le inserirebbe nella casella “servizi alla persona”, lavoro autonomo socialmente riconosciuto ma senza assicurazione né versamento di contributi), be’, questi variano da 133 e 131 euro a botta di Como, Vercelli e Vicenza ai 95, 97, 88 di Crotone, Palermo e Trapani dove il costo della vita è tradizionalmente più basso. Verona calcola 126 euro ad erogazione di prestazione, diciamo. C’è da dire che la media delle escort italiane – tra di esse madri, nonne, insegnanti universitarie dal frustino facile, professioniste “belle di giorno”, molte istruttrici di fitness e studentesse che potrebbero pagarsi la retta di Harvard – guadagna circa 10mila euro al mese. Nella maggior parte dei casi esentasse, comunque sempre esent’iva. Molte lavoratrici, instancabili, migrano e seguono le ferie dei clienti: a Roma ad agosto il crollo del mercato è stato del 63%, a Milano solo dell’11% (e mai ne avremmo dubitato). Poche vengono prese da rimorsi, Moll Flanders (i) è solo letteratura.
TUTTE LE ETÀ
L’età media nazionale degli utilizzatori del sito (e quindi dei clienti) è del 7% tra i 18 e 24 anni, del 29% tra i 25 e i 34 anni, del 285 tra i 35 e i 44 anni, del 21% tra i 45 e i 54 anni, del 10% tra i 55 e i 64 anni e infine del 5% pre gli over 65. Ben 9 milioni di uomini frequentano una prostituta almeno una volta all’anno, 3 milioni almeno una volta al mese. Solo nel 2014, Istat e Eurostat solo nel 2014 calcolavano 60mila prostitute in Italia, di cui 36mila in strada e 20mila su internet, per un giro di 3,9 miliardi di euro. Allora il governo Renzi pensò di inserire nel paniere del PIL un “tesoretto” pari a 1,5% del Pil.
«Oggi c’è stato uno scatto, il giro d’affari supera i 5 miliardi di euro. Di escort che si pubblicizzano sul web in tutta Italia al mese ne abbiamo contato 70mila di cui 50mila che operano sul web e solo 20mila in strada. In alcuni mesi si toccano i picchi di 12mila. Ma è vero anche il mercato è fluido: se ne perdono per strada un terzo di mese in mese che viene magari recuperato il mese successivo» dice Marco Fontebasso, che cura il marketing di Escort Advisor, «c’è chi lo fa come lavoro stagionale, chi qualche settimana per mettersi da parte un gruzzolo. Oggi le escort dettano il prezzo, i servizi da erogare, il dove e il quando. Organizzano tour per le città italiane in cui si dice che si lavori di più oppure seguono le opportunità offerte dal calendario come le vacanze estive, quelle invernali, le festività…».
Per dire: dopo l’ultimo Natale in famiglia, molti italiani, esasperati dall’immersione nel parentame, hanno consumato il Capodanno con la escort: mercoledì 27 dicembre 2018 si è registrato uno dei massimi picchi giornalieri di traffico assoluti nell’anno su Escort Advisor, Verona, negli ultimi mesi dell’anno – non so perché – ha scalato la classifica del consumo; e molti di clienti pare abbiano chiesto all’accompagnatrice di fingersi la “fidanzata ufficiale” da presentare in famiglia come nella trama di Un giorno di pioggia a New York di Woody Allen. E questo la dice lunga sulla solitudine delle nuove generazioni che sopravanza perfino il bisogno di sesso.
IL CASO DEI TRANS
E i clienti, dai racconti delle escort, sono un popolo trasversale e talora bizzarro. Abbastanza inedita, per esempio, la propensione dei 25/30enni alla scelta della cougar(ii) , della professionista over versione 4.0 della vecchia nave-scuola felliniana, la tabaccaiona che soffocava i riti dell’iniziazione sessuale tra le grandi tette. La differenza, oggi, è che oggi le signore, liftatissime tra botox e palestra, somigliano tutte a Cindy Crawford.
Altro dato: per l’83% degli italiani ultraquarantenni “il sesso è molto importante” (confermo) e oltrte il 70% ha rapporti sessuali da 1 a 6 volte alla settimana. Quasi mai con la moglie. I trans, poi, sono un caso a parte: crescono spropositatamente, racchiudono metafore infinite e che richiederebbero un libro a parte. Ma non lo scriverebbe Montanelli…

 i Romanzo di Daniel Defoe pubblicato nel 1722

 ii termine gergale anglo-americano volto a definire donne mature che intrattengono rapporti sentimentali o sessuali con uomini notevolmente più giovani


 

 

  

                                                               

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