Questo sito utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione. Continuando a visitare il sito ne accetti l'uso.    Pi¨ informazioni  

 Ok 
 
Pari e Uguali aps
Associazione di promozione sociale per diffondere una cultura di paritÓ
 


N° 009/2020  
FONTE: Libero GIORNO E DATA: giovedì 08 ottobre 2020
PAGINA: pag. 11 AUTORE: Simona Bertuzzi

                                          


 

Ennesima dimostrazione del valore delle scienziate

Il premio Nobel a due donne senza uomini

 

Alla francese Emmanuelle Charpentier e all’americana Jennifer Doudna il riconoscimento per gli studi di chimica sul Dna


  Due grandi scienziate – la francese Emmanuelle Charpentier e l’americana Jennifer Doudna – hanno vinto il Nobel della chimica per aver scoperto un sistema di taglia e incolla del Dna che apre la strada a terapie rivoluzionarie, una sorta di editing genetico (il Crispr) che può essere usato nella cura del cancro e delle malattie ereditarie. Non so dirvi se abbia avuto più scalpore il motivo del premio o il fatto che per la prima volta nella storia due donne – nessun maschio incluso – il riconoscimento e gli onori del caso, ieri i commentatori celebravano la vittoria come l’ultimo tassello della battaglia per i diritti delle donne. E snocciolavano elenchi dettagliati e scarni di personalità femminili che si sono aggiudicate il riconoscimento dal 1901 a oggi – 54 donne soltanto di cui 22 scienziate, 7 per la chimica (comprese Charpentier Doudna) e l’altro giorno è stata premiata Andrea Ghez per la fisica ed è parso un miracolo.
     A noi francamente sorprende poco. Perché le donne che si avvicinano alla scienza sono capaci di straordinari traguardi come e a volte più degli uomini. Tuttavia sono poche. Un dato emblematico: in Italia le ragazze iscritte alle facoltà scientifiche ottengono risultati migliori e in minor tempo dei colleghi maschi, e sono soltanto una su quattro. Non è questione di quote rosa e opportunità. Ma di volontà. E di una mentalità antica che ancora frena le fanciulle dal tentare la strada della scienza, e le famiglie dall’incoraggiarla. “Vorrei portare un messaggio positivo alle ragazze che vogliono seguire il sentiero della scienza” ha detto giustamente la Charpentier, “e mostrare loro che le donne possono avere una grande impatto”.

COLLABORAZIONE
   Che poi questa è anche la storia di una collaborazione bellissima, cominciata per caso e per amore di conoscenza. Nel 2011 la francese Charpentier, classe 1968, moretta e frizzante, originaria di una cittadina dell’Ile de France, studia lo Streptococcus Pyogenes, uno dei batteri più pericolosi per l’umanità. È nel suo laboratorio di ricerche, pieno di alambicchi e formule astruse quando scopre una molecola sconosciuta (il tracRN) che fa parte dell’antico sistema immunitario di batteri e disarma i virus scindendo il Dna.
Pubblica la sua ricerca nel 2011. Va avanti negli studi. Finché un giorno durante la pausa di un convegno di microbiologia, si imbatte nella collega americana Doudna, classe 1964, biondissima e tostissima, laureata alla Harvard Medical School di Boston. Le due passeggiano nelle vie di San Juan de Puerto Rico disquisendo amabilmente di genetica chimica. Sono perse nei loro ragionamenti ed Emmanuelle butta lì la domanda: perché non facciamo insieme un esperimento? Sono due menti brillanti, appassionate e determinate, la prova vivente che la ricerca svincolata da fini precisi e immediati può portare scoperte importanti (la famosa curiosity driven). Comandano due team di ricerca snelli e motivati, i fondi non sono straordinari ma ogni passo profuma di guizzo e talento. E senza grandi strumentazioni firmano nel 2012 il loro successo.
     In un esperimento epocale riprogrammano le forbici genetiche dei batteri. Nella loro forma naturale queste forbici riconoscono il dna del virus ma le due scienziate dimostrano che possono essere controllate in modo da poter tagliare qualsiasi molecola di dna in un sito predeterminato. Dove viene tagliato il dna è più facile riscrivere il codice della vita. Non sono mancate controversie sui brevetti, in particolare con il ricercatore americano Feng Zhuang. Ma da quando è avvenuta la scoperta il loro utilizzo è esploso.
    È stato possibile modificare il Dna di animali, piante e microrganismi. Sono state sviluppate culture che resistono a muffe e siccità. E sono in corso sperimentazioni cliniche di nuove terapie contro i tumori e le malattie ereditarie. Il punto è questo: se la terapia genica prevede l’introduzione di un gene normale in cellule che hanno un gene problematico per svolgere il lavoro del gene non funzionante, il metodo delle due scienziate va oltre: aggiunge e modifica quello esistente. Gli scienziati possono tagliare il dna dove vogliono per correggere una mutazione genetica e curare una malattia rara. Ovviamente l’applicabilità di Crispr alle cellule staminali embrionali dei primati compreso l’uomo innesca problemi etici. Come quando in un laboratorio cinese nascono due bimbe con il genoma modificato con Crispr. E le prime a rendersene conto sono Charpentier e Doudna che sollecitano una riflessione. La francese oggi è direttore del Max Planck per la scienza dei patogeni a Berlino. Mentre Doudna è professore preso l’università della California, Berkeley. Appena è esplosa la pandemia è scesa in campo anche lei contro il covid. Senza illusioni: «I meccanismi che funzionano nell’uomo sono gli stessi che creiamo in laboratorio, la ricerca del materiale virale nel dna o nell’rma poi l’individuazione del covid che è un Rna virus e la sua distruzione; ma la verità è che non sappiamo come trasferire nell’uomo i processi che realizziamo in laboratorio». Testa ferma e cautela, come conviene alla scienza. Pare di vederle le due chimiche. Illuminarsi a ogni progresso. E adattarsi a ogni situazione, anche la più terribile delle pandemie, nel portare il loro contributo… La lezione di Marie Curie che torna e cerca adepti.



 

 

 

   PER SCARICARE IL PDF CLICCARE QUI

 

 


 

Commenti