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Pari e Uguali aps
Associazione di promozione sociale per diffondere una cultura di paritą
 


N° 019/2021  
FONTE:   Libero GIORNO E DATA: giovedì 29 aprile 2021
PAGINA: 19 AUTORE: Costanza Cavalli

                                        

 

 

Aldo Cazzullo

 

Quelle ragazze eccezionali che hanno salvato il Paese

Nel libro del giornalista ritratti di donne che si sono imposte senza invocare il “genere”: Montalcini, Valeri e pure una blogger
 

 

Quanto sono divertenti le donne che Aldo Cazzullo spiega e ritrae nel libro Le italiane – Il Paese salvato dalle donne (Solferino, 279 pagine, 18 euro). Sono personaggi centrali, femmine protagoniste, e quindi non si fraintenda: per divertimento noi intendiamo la furia vitale che dà spinte alla Storia, così potente da non esser neppur iconoclasta, che vive di sé, traccia binari, manda fuori giri le consuetudini, sbilancia i pregiudizi, sicché ridiamo sì, di soddisfazione.
Da Rita Levi Montalcini e Franca Valer e Sofia Viscardi e Chiara Ferragni, Cazzullo narra i mostri sacri, di ragazzine nella mischia, di menti illuminate e di corpi scolpiti per la vittoria sportiva. Divise per argomento (“genere” è meglio evitare), le donne descritte da Cazzullo sono le Centenarie, le Ragazze, le Attrici, le Donne di Parola, le Cantanti, le Donne di Potere, le Sante ed Eroine: insomma modelli delineati per esempi. Per questo il libro, che oscilla fra incontri personali, ritratti, aneddoti, va oltre la descrizione con cui si presenta (Sono le donne a custodire l’identità italiana…un viaggio dentro l’animo femminile nella comunità nazionale»), mette coerenza in un movimento inafferrabile e non manipolabile, che, stretto in 280 pagine, mostra chiaramente dove si trova la vera conquista. Cioè, non la prevalenza di un sesso su un altro o sugli altri, ma la caduta della loro importanza: fantascienza, sembra, visto che al momento i sessi si moltiplicano come il bambù e invece di trattare, tendere all’unificazione di intenti, stanno chiudendosi in enclave, ognuna gelosa delle sue specificità, in “apartheid buono” per ciascuna.
LA LEZIONE
Dunque, la lezione che il libro di Cazzullo impartisce è questa: non c’è una strada maestra per le donne come non c’è per nessuno, ma mille rivoli di vite individuali che a tratti parlano la stessa lingua e nel tempo si gonfiano e si uniscono per osmosi mettono insieme un fiume. È vero, come afferma l’autore, che la salvezza dell’umanità è passata sempre attraverso l’opera delle donne, che gli uomini sono caciaroni e discutono mentre esse “fanno”. È vero che perfino le leggi dello Stato hanno compresso questa piena fino a una ventina di ani fa: il diritto di voto è solo dal 1946, solo nel 1975 è stata cancellata la “potestà maritale”, e nel 1981 il delitto d’onore, solo nel 1991 lo stupro è diventato un delitto contro la persona e non contro la morale.
Ma è anche vero, ed è quanto le vicende narrate indicano in più, che la rivoluzione è fare una cosa da soli, farla perché è giusto, e può anche capitare di diventare una guida per gli altri. Un esempio eclatante è la Montalcini: quando andò in America la prima volta le chiesero chi fosse suo marito e lei rispose: «Io sono il marito di me stessa». È uno slogan che oggi potrebbe stare su un cartello del Fridays-for-future nell’angolo delle femministe, ma nel tempo in cui venne pronunciato, doveva essere il 1947, vergò l’istituzione di un fiero isolamento rispetto quel che pensava la società, cioè l’unica vera premessa alla libertà. D’altra parte la Montalcini ha anche detto «io sono la mia mente, il corpo faccia ciò che vuole», una dichiarazione ancora più strema, di indipendenza perfino da se stessi.
Troppo facile, però indugiare sui mostri sacri, come Franca Valeri (però non si resiste a citare quando Lucio Dalla vi si prostrò davanti, lei non lo riconobbe e chiese: «Chi è quel tipo in pigiama?»). I ritratti spaziano in territori accidentati, come Margherita Sarfatti, prima critica d’arte europea, musa del Futurismo, ma anche “inventrice”della figura pubblica di Benito Mussolini; o in quelli impervi dell’estrema gioventù, come Sofia Viscardi, che un lustro fa, a 18 anni, lanciò la formula del vlog, cioè il blog in video, diventando una stella della Rete. Giampiero Mughini la snobbò affermando che non sarebbe diventata immortale come Giuseppe Ungaretti, lei rispose che non sapeva chi Mughini fosse, e che a scuola erano arrivati solo a Pirandello. Ma aggiunse anche, con abbagliante lucidità, che i follower «sono persone che hanno bisogno di essere rincuorate, divertite, incoraggiate. Conquisto la loro attenzione, mica la loro anima».
SELVAGGIA ALLEGRIA
A Cazzullo Iva Zannicchi ricorda cha a quarant’anni posò nuda per Playboy ma si pentì e cercò di far sparire le copie della rivista dalle edicole del suo paese, Ligonchio, per non farsi sgamare da sua madre, la quale non avrebbe avuto remore a riempirla di botte: «Mamma pesava 114 chili ed era convincente». Di Lucia Mannucci, la “lei” del Quartetto Cetra, sono narrate una quantità di storielle irresistibili, a partire dal giorno, alla fine degli anni Trenta, in cui il celebre Alberto Rabagliati sentì un suo provino canoro che il babbo stava ascoltando in un negozio di fonografi. Volle telefonarle: «Sono Rabagliati». Lei rispose «Sì, mio nonno», e buttò giù. Lui rchiamò e la carriera cominciò
Quel che abbiamo capito, insomma è che i ritratti di Cazzullo restano nell’umor vitreo di chi legge, nascondono, anche quando raccontano tragedie, una selvaggia allegria che sembra eterna giovinezza, sono un invito a non accontentarci dell’ennesima celebrazione delle virtù muliebri destinata per sfinimento alla sterilità. E a prendere piuttosto in mano questa bella compilazione per lasciarci allagare di luce, noi e al nostro pari gli uomini, i lgbt e tutti gli altri, perché una strada ben costruita è una strada camminabile per tutti, e la parità, la libertà sono questo, altro che quel vecchiume fritto del “genere”.

 

 

 


  

 

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