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Pari e Uguali aps
Associazione di promozione sociale per diffondere una cultura di paritÓ
 


N° 021/2021  
FONTE:   Libero GIORNO E DATA: giovedì 20 maggio 2021
PAGINA: 14 AUTORE: Miriam Romano

                                        

 

 

 

Sono 5mila gli allevamenti di pecore al “femminile”

 

SE IL PASTORE È DONNA

Rosalia, Chiara, Katy, Cheyenne: le storie di quelle che lavorano con le greggi.
C’è chi prosegue il mestiere di famiglia, chi lo sceglie per amore della natura.

  

Rosalia è l’unica “pastora” in tutta la provincia di Venezia. Al suo seguito ha 350 pecore, 40 agnellini e 30 mucche. Abita a Cavarzere, un piccolo Comune. La sua è una vita campestre ma tosta. Sveglia alle cinque e mezza, dà da mangiare alle mucche in stalla, munge 25 litri di latte pecorino in mezz’ora e poi giù con le pecore tra i prati. Ha quasi settant’anni. Non si direbbe, a sentirne la voce squillante. È in età pensionabile, potrerbbe chiudere “bottega”, ma senza le sue pecore e le sue mucche non riesce nemmeno a immaginarsi.
Riucorda la prima volta che ha provato a mungere le pecore. «Con le mucche è più facile perché sono legate. Ma le pecore sciolte…Con una mano afferravo il petto e con l’altra mungevo». Da quel giorno non ha mai smesso, unica fornitrice di latte di latte di pecora locale. «Senza il mio latte, addio formaggi. Se mi fermo io, cosa succede?» si chiede. I figli, una ragioniera, un’economista e un direttore di banca, di quel mestiere non ne vogliono sapere.
Rosalia è forse la più anziana tra le donne pastore. Un mestiere antico, per lungo tempo riservato al mondo maschile. Ma non è più così. Tra i giovani che si dedicano alla pastorizia, è il gentil sesso a prevalere.
Se gli uomini, spesso e volentieri eredfitano il gregge di genitori e sono pastori “destinati” dalla nascita, per le donne è un’altra storia. Si approppriano del mestiere, lasciano alle spalle professioni sicure e vite frenetiche di città per dedicarsi agli animali e alla natura. «Sono scelte d’amore quelle delle donne – spiegano alla Coldirette – diventano pastori per amore degli animali e della natura, per proteggere le razze, per non far morire un mestiere cha altrimenti rischierebbe di estinguersi. Diventano più temerarie e costanti degli uomini nel perseguire il loro lavoro».
Dedicarsi al pascolo è tutt’altro che semplice. «Ci sono donne che fanno scelte estreme e vivono una vita da pastore al cento per cento. Questo vuol dire portare gli animali per centinaia di chilometri in giro per l’Italia. Significa anche dormire di notte nei boschi affrontando la fauna selvatica. È un mestiere che richiede forza fisica e temerarietà», spiegano ancora al Coldiretti.
Tra le donne patori diverse hanno lasciatoprofessioni sicu e stabili. Sono giovani laureate, ricercatrici, profeionist. E alcune riesoo ad essere anchmamme. Come Katy Mastorici che ha due figli di quattro anni e sette mesi. Nel 2015 abbandonò la professione di ricercatrice biotecnologica edica di Aviano. Oggi vive in provincia di Treviso e si sostenta conl’allevamento delle pecoreù: lana, carne e latte. Un lavoro duro, non esistono per le pecore le soste, le ferie, Natale o la Pasqua, oni giorno bsogn mungerle, quando necessita devono esere tosate. Ma la soddisfazione è grande», spiega. Fuori dai laboratori, lontana dalle formule. I soii problemi oggi sono altri: proteggere il gregge dai lupi posibili predatori al trasportare le pecore da un prato all’altro.
Un destino simile a quello di Chiara Bortolas che ha lasciato la biologia molecolare per dedicarsi agli animali. È ormai inseparabile da Paperina, la sua ultima agnellina.
Poi c’è Cheyenne Dsprà, “pastora” da oltre vent’anni. Non si è accontentata di praticare il suo lavoro tra i prati e il gregge. Ha voluto imparare il mestiere dalle fondamenta per essere battezzzata pastore senza se e senza ma. Ormai vent’anni fa si è trasferita in Germania dall’Italia dove esistono scuole che insegnano il lavoro. Da dieci anni ora è in Trentino.
E poi ci sono le donne pastore più giovani che non si confinano nelle stalle. Ma si avventurano tra le pianure e le montagne dell’Italia, praticando l’antico rito della transumanza. Elena Billo, malgara, e Alice Masiero, pastora, sono tra queste. Centinaia di chilometri a piedi, con centinaia di pecore al seguito che formano una spettacolare scia di lana tra le valli.
Secondo un’analisi Coldiretti su dati Istat sono circa 5mila gli allevamenti di pecore condotti da donne in Italia. «La pastorizia – ricorda la Coldiretti – è un mestiere ricco di tradizione molto duro che garantisce la salvaguardia di ben 38 razze. Un vero e proprio patrimonio di biodiversità il cui futuro è minacciato da un concreto rischio fi estinzione. Lo dimostra il fastto che nell’ultimo decennio è scomparso circa un milione di pecore dal “Gregge Italia”.


 

 

 

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