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Pari e Uguali aps
Associazione di promozione sociale per diffondere una cultura di paritą
 


N° 026/2021  
FONTE:  Cronache e Oinioni GIORNO E DATA: settembre 2021
PAGINA: 16 - 17 AUTORE: Barbara Pandolfi

                                        

 

 

 

Anna Eleanor Roosevelt

 

La donna alla quale diamo oggi la parola è, per molti aspetti, una persona illustre: Anna Eleanor Roosevelt è stata, infatti, ina delle “first Lady” statunitensi, moglie del presidente Franklin Delano Roosvelt.
Il suo ruole di moglie del Presidente non le ha impedito di essere se stessa, di trovare la sua strada e di combattere le sue battaglie.
Nata a New York nel 1884 e morta nella stessa città nel 1962, non ebbe sempre una vita facile e anche il suo matrimonio, dasl quale nacquero sei figli, finì ben presto; lei e il marito ebbero, infatti, diversi amanti e, alla Casa Bianca, vissero in stanze separate.

 

 Per la complessa situazione della sua famiglia di origine, dopo la morte della madre, Anna fu mandata a studiare nel “vecchio continente”, vicino a Londra e sfruttò l’opportunità di viaggiare per l’Europa. In questo ambiente ebbe modo di maturare la sua formazione con partucolare attenzione ai temi della giustizia sociale.
Il suo nome è certamente legato al periodo nel quale, come moglie del presidente Roosevelt, fu alla Casa Bianca come first lady.
Quando aveva scoperto il primo tradimento del marito iniziò a vivere una vita più indipendente e a fare scelte autonome.
Così copo che iul marito, nel 1921, fu costretto sulla sedia a rotelle, spesso fu lei ad apparire nella vita pubblica e a tenere discorsi in varie occasioni, mostrando un volto nuovo di esere, come moglie del presidente degli Usa, la prima donna americana.
Benché il loro matrimonio fosse di fatto finito, Anna Eleanor rimase insieme al marito e si prese cura di lui fino alla sua morte.
La sua opera e la sua azione sicuramente furono estese, soprattutto nel campo della difesa dei diritti delle donne lavoratrici, di quelle afroamericane e asiatiche e poi dei rifugiati della seconda guerra mondiale.
Ebbe, infatti, un ruolo importante nello sviluppo e nella creazione delle Nazioni Unite, di cui fu, per gli Stati Uniti, la prima delegata, e della Freedom House.
Fu lei a ricoprire il ruolo di prima presidente della Commissione delle Nazioni Unite sui diritti umani e fu ancora a presiedere la commissione che delineò e approvò la Dichiarazione universale dei diritti umani. Infine, ormai anziana, ha guidato la Commissione presidenziale sullo stato delle donne durante la presidenza di John Kennedy.
Il presidente Truman la celebrò con l’appellativo di First Lady of the World (prima donna del mondo), proprio per i suoi sforzi nella difesa dei diritti umani.
A una donna come lei possiamo dare ragioni quando scrive che: «Non è sufficiente parlare di pace. Bisogna crederci. E non basta credersi. Bisogna lavorarci sopra».
Sì la pace è la grande aspirazione degli uomini e delle donne. Cerchiamo pace nel nostro cuore, cerchiamo pace nelle nostre relazioni, cerchiamo pace tra le nazioni.
La pace è il bene più prezioso se è vero che con la pace tutto è guadagnato e con la guerra tutto è perduto. Eppure, ancora oggi la forza brutale della guerra sembra avere il sopravvento sulla forza debole ma vincente della pace in tanti ambiti della vita umana e in tante parti del mondo.
La pace, però, non viene da sé. Non è sufficiente parlarne, riempirsene la bocca, come se la stessa parola la potesse evocare. Non è sufficiente dire che vogliamo la pace come quieto vivere, come tranquillità personale chiudendo le porte e
le finestre del cuore e della casa; questa non è la pace. Bisogna crederci e credere alla pace vuol dire cercarla al di sopra di tutto, fare di tutto perché il sogno di pace non si spenga nelle nostre vite. E se davvero questo sogno di pace ci abita, se crediamo che la pace è pienezza di beni e di vita, allora bisogna lavorarci sopra. Bisoga perciò perseguirla per noi stessi e per il mondo.
Anna Eleanor Roosevelt ci lascia in questo messaggio la certezza che la pace si costruisce riconoscendo i diritti di tutti, a partire dai più deboli, dai più fragili. La pace nace dove poniamo gesti di giustizia, di perdono, di riconviliazione… passi e gesti di futuro.
«NON è SUFFICIENTE PARLARE DI PACE.
BISOGNA CREDERCI.
E NON BASTA CREDERCI.
BISOGNA LAVORARCI SOPRA».

 

 

 


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